La prescrizione sociale come dispositivo comunitario per gli attori sociali


Carlo Andorlini | 9 Giugno 2026

In un moto accelerato assai significativo in questi ultimi mesi in Italia la prescrizione sociale si sta progressivamente affermando come uno dei dispositivi più interessanti nel campo dell’innovazione sociale a vocazione comunitaria. Non si tratta soltanto di un insieme di pratiche orientate al benessere delle persone, ma di un vero e proprio paradigma capace di ridefinire il rapporto tra salute, comunità e partecipazione sociale.

La prescrizione sociale agisce infatti su una dimensione spesso trascurata dalle politiche tradizionali: quella dell’infrastruttura relazionale dei contesti di vita. Attraverso la connessione tra persone, reti territoriali, associazioni e risorse comunitarie, essa contribuisce a riattivare legami, generare fiducia e ampliare le possibilità di partecipazione.

In questa prospettiva, la prescrizione sociale non produce soltanto risposte individuali, ma incrementa la “biodiversità sociale” dei territori, rafforzando la pluralità delle relazioni, delle esperienze e delle opportunità di coinvolgimento comunitario.

Ma precisamente di cosa parliamo?

La prescrizione sociale è un approccio innovativo che consente ai professionisti della salute e del sociale di indirizzare le persone verso attività, risorse e opportunità presenti nella comunità, con l’obiettivo di migliorare benessere, salute e qualità della vita.

A differenza dei modelli tradizionali centrati esclusivamente sulla risposta clinica o prestazionale, la prescrizione sociale riconosce che le condizioni di salute delle persone dipendono in larga misura anche da fattori relazionali, culturali, ambientali e comunitari (Marmot, 2005; World Health Organization, 2008). Solitudine, isolamento sociale, sedentarietà, fragilità relazionali o perdita di senso possono infatti incidere profondamente sul benessere individuale.

La prescrizione sociale si fonda quindi sull’idea che attività culturali, esperienze associative, pratiche sportive, contatto con la natura, volontariato e partecipazione comunitaria possano rappresentare veri e propri fattori di salute.

Nel panorama internazionale, la definizione più utilizzata è quella proposta dalla National Academy for Social Prescribing, secondo cui la prescrizione sociale è un processo che connette le persone a supporti non clinici presenti nella comunità per migliorare salute e benessere (National Academy for Social Prescribing, 2023). Analogamente, la World Health Organization ha progressivamente riconosciuto il valore delle pratiche community-based e degli interventi orientati ai determinanti sociali della salute.

La letteratura scientifica evidenzia come la prescrizione sociale si sviluppi all’incrocio tra:

  • medicina centrata sulla persona;
  • salute di comunità;
  • welfare relazionale;
  • promozione della salute;
  • sviluppo di comunità.

Tra i principali riferimenti teorici e scientifici possono essere richiamati il lavoro di Michael Marmot sui determinanti sociali della salute (Marmot, 2005), gli studi di Aaron Antonovsky sulla salutogenesi (Antonovsky, 1987), le riflessioni di Robert D. Putnam sul capitale sociale e sulla partecipazione civica (Putnam, 2000), gli approcci di community work e community development sviluppati nel welfare territoriale europeo.

Negli ultimi anni, inoltre, la prescrizione sociale ha trovato crescente applicazione in diversi paesi — in particolare nei paesi anglosassoni — dove è stata integrata anche nei sistemi di cure primarie e nelle politiche pubbliche di contrasto alla solitudine, alle fragilità sociali e alle condizioni croniche (Bickerdike et al., 2017; Husk et al., 2020).

Da questa prospettiva, la prescrizione sociale può essere letta non soltanto come uno strumento operativo, ma come un vero e proprio dispositivo di innovazione sociale capace di attivare risorse diffuse e rigenerare le infrastrutture relazionali delle comunità.

Prescrizione sociale e infrastruttura relazionale

Uno degli aspetti più rilevanti della prescrizione sociale riguarda la sua capacità di rimettere in movimento le reti relazionali presenti nei contesti locali. Il suo funzionamento si fonda infatti sulla connessione tra servizi sanitari, enti locali, organizzazioni del Terzo Settore, gruppi informali e cittadini.

Questa caratteristica la rende un dispositivo generativo: non interviene esclusivamente sul bisogno, ma attiva contesti, valorizza risorse diffuse e produce nuove possibilità di interazione sociale.

In tal senso, la prescrizione sociale può essere letta come uno strumento che accresce la biodiversità comunitaria. Così come negli ecosistemi naturali la biodiversità aumenta resilienza e capacità adattiva, nei sistemi sociali la pluralità di legami, luoghi e pratiche di partecipazione rafforza la capacità delle comunità di produrre benessere.

Uno spazio naturale nel welfare di comunità

Il welfare contemporaneo è sempre più chiamato a superare modelli esclusivamente prestazionali per costruire ecosistemi territoriali capaci di integrare dimensione sanitaria, sociale, educativa e culturale. In questo quadro, la prescrizione sociale rappresenta uno strumento capace di creare connessioni tra sistemi differenti e di valorizzare il capitale sociale territoriale (Folgheraiter, 2007; Donati, 2013).

Il lavoro con le comunità diventa allora il terreno privilegiato entro cui la prescrizione sociale può esprimere il proprio potenziale trasformativo: non solo presa in carico delle fragilità, ma costruzione di contesti relazionali generativi.

Se la prescrizione sociale opera come infrastruttura relazionale e comunitaria, allora essa rappresenta anche un potente motore di sviluppo per il Terzo Settore.

Un motore per il Terzo Settore

Le organizzazioni coinvolte nei processi di prescrizione sociale non sono semplici erogatrici di attività, ma diventano attori strategici nella produzione di salute e benessere collettivo. Questo produce almeno tre effetti rilevanti.

Il primo riguarda il nutrimento motivazionale degli operatori e dei volontari, che vedono riconosciuto il valore sociale delle proprie pratiche.

Il secondo concerne la crescita professionale delle organizzazioni, chiamate a sviluppare competenze sempre più articolate nella costruzione di percorsi integrati, nella valutazione degli impatti e nella collaborazione intersettoriale.

Il terzo effetto riguarda l’allargamento delle alleanze territoriali. La prescrizione sociale favorisce infatti la costruzione di reti stabili tra istituzioni pubbliche, sanità, enti del Terzo Settore, mondo culturale, sportivo e ambientale, generando nuove forme di cooperazione territoriale.

La prescrizione sociale come dispositivo trasversale a progetti esistenti

Uno degli aspetti più interessanti della prescrizione sociale riguarda la sua capacità di funzionare non soltanto come intervento autonomo, ma come dispositivo trasversale integrabile dentro molte delle principali politiche sociali, educative e sociosanitarie già oggi presenti nel welfare italiano.

La sua forza, infatti, non consiste esclusivamente nell’attivazione di singole attività comunitarie, ma nella possibilità di costruire connessioni stabili tra presa in carico istituzionale, relazioni territoriali e partecipazione sociale. In questa prospettiva, la prescrizione sociale può rappresentare un’infrastruttura leggera ma strategica capace di arricchire dispositivi già esistenti, rafforzandone la dimensione comunitaria e relazionale.

La prescrizione sociale nei programmi P.I.P.P.I.

Un primo ambito particolarmente significativo è rappresentato dal programma P.I.P.P.I. (Programma di Intervento Per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione), orientato al sostegno delle famiglie vulnerabili e alla prevenzione dell’allontanamento dei minori.

L’approccio di P.I.P.P.I. è già fortemente centrato sulla multidimensionalità del benessere familiare, sul lavoro di rete e sull’attivazione delle risorse territoriali. In questo quadro, la prescrizione sociale potrebbe rappresentare uno strumento operativo aggiuntivo capace di rafforzare la dimensione partecipativa e comunitaria dei progetti educativi.

Attraverso la prescrizione sociale, infatti, i nuclei familiari potrebbero essere accompagnati verso:

  • esperienze aggregative;
  • attività culturali e sportive;
  • reti di prossimità;
  • spazi informali di socializzazione;
  • forme di partecipazione comunitaria;
  • gruppi di mutuo aiuto tra genitori.

Questo permetterebbe di lavorare non soltanto sulla gestione della fragilità, ma anche sull’ampliamento delle reti relazionali delle famiglie, contrastando isolamento sociale, solitudine educativa e impoverimento relazionale, elementi che spesso costituiscono fattori rilevanti nei percorsi di vulnerabilità familiare.

In tale prospettiva, la prescrizione sociale potrebbe diventare uno strumento di capacitazione sociale delle famiglie, rafforzando l’idea — già presente in P.I.P.P.I. — che la tutela dei minori passi anche attraverso la qualità dei contesti comunitari nei quali le famiglie vivono.

La centralità delle relazioni e della partecipazione sociale emerge in maniera altrettanto significativa anche nei nuovi approcci alla disabilità, sempre più orientati alla costruzione di percorsi di vita pienamente inclusivi.

La prescrizione sociale e il progetto di vita nella disabilità

Un secondo ambito strategico riguarda il progetto di vita per le persone con disabilità, così come ridefinito dal Decreto Legislativo 62/2024.

La riforma introduce con forza una visione orientata ai diritti, alla partecipazione sociale e alla personalizzazione dei sostegni, superando approcci esclusivamente assistenziali o prestazionali. Il progetto di vita viene infatti concepito come costruzione complessiva delle condizioni che rendono possibile una vita piena, autodeterminata e inclusa nella comunità.

Dentro questa cornice, la prescrizione sociale può rappresentare uno strumento particolarmente coerente con il paradigma bio-psico-sociale e con il modello ICF dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, richiamato dalla riforma.

La prescrizione sociale potrebbe infatti facilitare:

  • l’accesso a contesti di partecipazione sociale;
  • la costruzione di reti relazionali significative;
  • l’inclusione in attività culturali, sportive e associative;
  • la frequentazione di spazi di cittadinanza attiva;
  • la valorizzazione delle competenze e degli interessi personali.

Non si tratterebbe soltanto di “occupare il tempo”, ma di costruire occasioni concrete di appartenenza sociale e di riconoscimento reciproco, elementi fondamentali per la qualità della vita delle persone con disabilità.

In questo senso, la prescrizione sociale potrebbe diventare una componente operativa del progetto di vita, capace di tradurre concretamente gli obiettivi di inclusione e partecipazione dentro ecosistemi territoriali reali.

La necessità di costruire appartenenza e legami sociali riguarda però anche altri passaggi delicati dei percorsi di vita, in particolare quelli segnati dall’uscita dai sistemi di tutela.

La prescrizione sociale nei percorsi dei care leavers

Un ulteriore ambito nel quale la prescrizione sociale potrebbe assumere un ruolo importante riguarda i percorsi rivolti ai care leavers, ovvero ai giovani in uscita dalle comunità residenziali o dagli affidi al raggiungimento della maggiore età.

Uno degli elementi maggiormente critici in questi percorsi riguarda infatti il rischio di isolamento sociale e di improvvisa perdita delle reti di sostegno relazionale costruite durante il periodo di tutela. Molti giovani, terminato il percorso istituzionale, sperimentano una forte fragilità nella costruzione di legami stabili, nell’accesso alle opportunità territoriali e nel senso di appartenenza comunitaria.

La prescrizione sociale potrebbe intervenire proprio su questa dimensione, accompagnando i giovani verso:

  • esperienze associative;
  • reti giovanili territoriali;
  • attività sportive e culturali;
  • percorsi di volontariato;
  • spazi di coworking sociale;
  • gruppi informali e comunità di pratica.

L’obiettivo non sarebbe semplicemente “occupare” il tempo libero, ma sostenere la costruzione di capitale sociale, fiducia relazionale e appartenenza comunitaria, elementi decisivi nei processi di autonomia adulta.

In questa prospettiva, la prescrizione sociale potrebbe rappresentare un ponte tra il sistema di tutela e la vita sociale ordinaria, riducendo il rischio di marginalizzazione e rafforzando le opportunità di inclusione sociale dei giovani care leavers.

Anche nel contrasto alla povertà e alle vulnerabilità economiche, tuttavia, la dimensione relazionale e comunitaria appare sempre più decisiva per costruire percorsi autentici di inclusione.

La prescrizione sociale e l’attivazione sociale dell’Assegno di Inclusione

Anche nell’ambito dell’Assegno di Inclusione la prescrizione sociale potrebbe costituire uno strumento particolarmente interessante, soprattutto nella componente legata ai percorsi di attivazione sociale.

Uno dei rischi presenti nelle politiche di contrasto alla povertà consiste infatti nella riduzione dell’attivazione a una dimensione prevalentemente burocratica o esclusivamente orientata all’inserimento lavorativo. Tuttavia, molte condizioni di vulnerabilità sono caratterizzate da fragilità relazionali profonde, perdita di fiducia, isolamento, impoverimento delle reti sociali e riduzione della partecipazione alla vita collettiva.

La prescrizione sociale potrebbe allora contribuire ad ampliare il significato stesso dell’attivazione, introducendo percorsi orientati anche al rafforzamento delle competenze sociali e relazionali delle persone.

Attraverso attività territoriali, esperienze collettive e partecipazione comunitaria, la prescrizione sociale potrebbe:

  • contrastare la solitudine e la marginalità;
  • rafforzare il senso di autoefficacia;
  • ricostruire reti di prossimità;
  • riattivare capacità relazionali;
  • favorire forme progressive di partecipazione sociale e cittadinanza attiva.

In questo quadro, l’attivazione non verrebbe interpretata soltanto come obbligo amministrativo, ma come processo di ricostruzione della possibilità di stare dentro la vita sociale della comunità.

Un ambito in forte evoluzione: istituzioni, territori e ricerca

L’interesse verso la prescrizione sociale non riguarda oggi soltanto il mondo della ricerca o alcune sperimentazioni locali, ma sta progressivamente entrando nelle politiche pubbliche, nei sistemi territoriali di salute e nelle strategie di welfare comunitario.

In Italia, un ruolo particolarmente significativo è svolto dal CCW – Cultural Welfare Center, centro di competenza che da anni lavora sull’intersezione tra cultura, salute e welfare, contribuendo alla diffusione del paradigma della prescrizione sociale culturale e alla costruzione di linguaggi comuni tra settore sanitario, sociale e culturale.

Le attività di ricerca, formazione e networking promosse da CCW stanno contribuendo a consolidare un ecosistema nazionale di pratiche e sperimentazioni. Le recenti indagini realizzate insieme alla Fondazione Compagnia di San Paolo mostrano infatti la crescita in Italia di esperienze che integrano arte, cultura e risorse comunitarie nei percorsi di salute e benessere (CCW, 2022).

Anche alcune regioni stanno iniziando a strutturare politiche specifiche. La Toscana, in particolare, rappresenta uno dei contesti più avanzati nel percorso di costruzione di linee di indirizzo regionali dedicate alla prescrizione sociale, con l’obiettivo di favorire modelli territoriali integrati capaci di connettere salute, cultura, sociale e comunità. E collegando la dimensione di inquadramento con quelle delle sperimentazioni territoriali e della formazione per i vari attori (in particolare i link worker).

Un ulteriore segnale di maturazione istituzionale è rappresentato dal recente protocollo d’intesa tra il Ministero della Cultura e il Ministero della Salute (aprile 2026), orientato a riconoscere il valore delle pratiche culturali come supporto ai percorsi di cura e benessere e in particolare l’approccio della prescrizione sociale come opportunità di messa a sistema le risorse di prossimità.. Il protocollo rappresenta un passaggio importante verso il riconoscimento della cultura come componente attiva delle politiche di salute pubblica e della medicina territoriale.

Questi sviluppi si inseriscono all’interno di una più ampia evoluzione internazionale. La World Health Organization Regional Office for Europe, soprattutto negli ultimi anni, ha rafforzato l’attenzione verso i determinanti sociali della salute, le pratiche community-based e il ruolo delle attività culturali e relazionali nella produzione di benessere. In particolare, il lavoro sviluppato dall’OMS Europa dal 2019 ha ulteriormente consolidato il riconoscimento delle connessioni tra salute, partecipazione culturale, relazioni sociali e comunità (WHO Europe, 2019; WHO Europe, 2022).

Dentro questo scenario, la prescrizione sociale appare sempre più come una delle infrastrutture emergenti della sanità territoriale contemporanea: un dispositivo capace di costruire connessioni tra sistemi differenti, valorizzare le risorse diffuse delle comunità e promuovere una visione integrata della salute coerente con il paradigma bio-psico-sociale.

La prescrizione sociale rappresenta oggi una delle frontiere più interessanti dell’innovazione sociale contemporanea. La sua forza non risiede soltanto nella possibilità di offrire risposte personalizzate ai bisogni delle persone, ma nella capacità di rigenerare legami, valorizzare risorse comunitarie e rafforzare ecosistemi territoriali di benessere.

In questa prospettiva, essa appare sempre meno come una pratica complementare e sempre più come un’infrastruttura sociale capace di connettere salute, partecipazione e comunità.