Gli effetti dell’Assegno Unico Universale nei territori
Come cambia la geografia del reddito disponibile delle famiglie nelle diverse aree del Paese
Francesco FigariCarlo FiorioMarcello MatrangaManos Matsaganis | 18 Febbraio 2026
I Policy Highlights di Politiche Sociali/Social Policies
L’articolo che segue sintetizza alcuni degli esiti del lavoro pubblicato sul numero 1/2025 di Politiche Sociali/Social Policies, rivista edita dal Mulino e promossa dalla rete ESPAnet-Italia. Per maggiori dettagli e citazioni: F. Figari, C. Fiorio, M. Matranga, M. Matsaganis, Effetti distributivi dell’Assegno Unico Universale a livello locale, in «Politiche Sociali/Social Policies», 1/2025, pp. 87-120.
L’AUU: una svolta nel policy design…
L’introduzione dell’Assegno Unico Universale (AUU) nel 2022 ha rappresentato una profonda trasformazione delle politiche italiane a sostegno delle famiglie con figli. Per la prima volta, il sistema è diventato realmente universale, garantendo un trasferimento minimo a tutti, e contemporaneamente progressivo, più generoso per chi ha meno risorse. Si è così superata una frammentazione storica, fatta di misure sovrapposte, disomogenee e spesso incapaci di raggiungere le fasce più vulnerabili. Il passaggio a un’unica misura ha semplificato il quadro degli strumenti disponibili e ampliato la platea dei beneficiari, creando condizioni più eque sia tra famiglie con caratteristiche diverse sia tra territori con situazioni economiche molto eterogenee. L’AUU ha inoltre avvicinato l’Italia al modello europeo dei trasferimenti universalistici, già consolidato in molti Paesi, spesso accompagnato da servizi educativi e di cura più sviluppati di quelli italiani.
Lo studio sugli Effetti distributivi dell’Assegno Unico Universale a livello locale che presentiamo nel focus del numero 1/2025 di Politiche Sociali/Social Policies, dedicato all’analisi dei regimi di povertà territoriali, conferma che gli effetti dell’AUU non sono stati uniformi nel Paese. Grazie a una microsimulazione “spaziale”, ricostruiamo per la prima volta un quadro coerente della distribuzione dei benefici dell’AUU nelle 107 province italiane, mettendo in luce l’interazione tra la politica nazionale e le disparità territoriali pregresse. La metodologia, basata su EUROMODspatial‑IT, permette di osservare come si sia evoluto il reddito disponibile delle famiglie con figli nelle diverse realtà locali, restituendo una fotografia molto più fine delle disuguaglianze territoriali rispetto alle tradizionali analisi nazionali1.
… con quali effetti sulle disuguaglianze?
Il risultato più evidente è che l’AUU ha contribuito a ridurre, sebbene in misura non uniforme, le disuguaglianze territoriali. Le province del Sud e delle isole, caratterizzate da valori medi di ISEE più bassi (spesso inferiori ai 10.000 euro) e da una presenza più elevata di minorenni, presentano incrementi medi di reddito più marcati rispetto alle province del Centro‑Nord, dove i valori medi di ISEE superano spesso i 20.000 euro e la struttura demografica è più anziana. La differenza non è casuale: nelle province meridionali, la combinazione di livelli di reddito più bassi, famiglie più numerose e maggiore incidenza di nuclei con più figli rende l’AUU uno strumento particolarmente efficace nel ridurre l’intensità della deprivazione economica. In alcune realtà della Sicilia, per esempio, l’incremento del reddito disponibile supera il 6%, con punte di oltre il 7% nelle province con livelli ISEE medi più bassi; al contrario, in aree più prospere del Nord, come alcune province lombarde, la variazione raramente supera il 2–3%.
Queste differenze non riguardano solo i livelli medi, ma anche la distribuzione interna dei redditi. Le province meridionali, più omogenee nella parte bassa della distribuzione ma caratterizzate da redditi medi più bassi, registrano una concentrazione significativamente maggiore delle risorse dell’AUU nel primo decile. In Sardegna e Sicilia, oltre il 50% delle somme trasferite va a famiglie collocate nel decile più povero della distribuzione nazionale dei redditi, mentre in alcune province del Nord‑Est – dove le famiglie povere sono relativamente meno numerose – tale quota scende sotto il 10%.
Se osservato in media nazionale, il reddito mensile disponibile degli individui in famiglie con almeno un figlio minore cresce di circa 40 euro. Ma la media nasconde un impatto molto più forte tra le famiglie meno abbienti: nel 10% più povero della popolazione, l’incremento medio supera i 100 euro al mese, pari a oltre il 20% rispetto alla situazione precedente. Quasi il 30% delle risorse complessive dell’AUU confluisce proprio nel primo decile, segno della significativa capacità redistributiva dello strumento. Questo risultato è particolarmente rilevante in un Paese dove la povertà minorile è tra le più elevate in Europa e rappresenta una delle forme più insidiose di povertà, con effetti che si trasmettono nel corso del ciclo di vita e incidono sulle opportunità future dei bambini.
L’effetto sulle disuguaglianze aggregate è rilevante. L’indice di Gini nazionale scende da 31,6 a 31,0, mentre riduzioni analoghe emergono in larga parte delle province. Nelle province più povere del Sud – come Trapani, Palermo, Agrigento o Caltanissetta – la riduzione dell’indice di Gini supera 1,5 punti, arrivando in alcuni casi vicino ai 2 punti, grazie a incrementi di reddito particolarmente elevati tra le famiglie più povere. Nelle province del Nord, dove la disuguaglianza di partenza è spesso più bassa, la riduzione è più contenuta, ma resta comunque significativa: molte province registrano cali compresi tra 0,2 e 0,4 punti. Ciò dimostra che l’AUU agisce come un correttivo non solo tra macroaree, ma anche entro i contesti locali, contribuendo a ridimensionare le disuguaglianze intraprovinciali.
Questa doppia dimensione è particolarmente interessante: non solo il divario Nord-Sud si attenua leggermente, ma si riducono anche le forti disuguaglianze interne alle province, che spesso rappresentano il lato meno visibile delle disuguaglianze territoriali italiane. Prima della riforma, la disuguaglianza complessiva (misurata con l’indice di Atkinson) era in larga parte determinata dalla componente “within”, cioè dalle differenze all’interno di ciascuna provincia più che da quelle tra province. L’AUU contribuisce a ridurre entrambe, confermando che una misura nazionale, se ben calibrata, può incidere anche sulla geografia fine della disuguaglianza. In particolare, province caratterizzate da una forte polarizzazione – come Roma, Milano o Cagliari – mostrano riduzioni misurabili dell’indice di Gini, pur mantenendo elevati livelli di disuguaglianza di partenza.
L’eterogeneità territoriale dell’impatto non dipende solo dai livelli di reddito, ma anche dalla struttura demografica. Le province con una percentuale più elevata di minorenni – concentrate soprattutto nel Mezzogiorno – ricevono una quota maggiore delle risorse dell’AUU. In Campania, Puglia e Sicilia, la quota di famiglie beneficiarie tra quelle con figli è spesso superiore al 35%, contro percentuali inferiori al 20% in molte province del Nord. Ciò significa che, anche a parità di ISEE, l’effetto dell’AUU è maggiore laddove il numero di figli è più elevato: un risultato coerente con l’obiettivo di rafforzare il sostegno alle famiglie numerose e contrastare la povertà minorile.
Limiti e prospettive dell’AUU
Non mancano tuttavia alcune criticità. Come argomentiamo più diffusamente in Politiche Sociali/Social Policies, una quota minima dell’assegno è riconosciuta anche a famiglie con redditi e patrimoni elevati o a chi non presenta l’ISEE: ciò riduce la progressività complessiva della misura e destina risorse a nuclei che non ne hanno particolare bisogno. Inoltre, la mancata integrazione dell’AUU con il sistema fiscale e contributivo produce alcune incoerenze: il contributo CUAF (Cassa Unica Assegni Familiari), istituito per finanziare gli assegni familiari, rimane un contributo versato esclusivamente dai lavoratori dipendenti e appare anacronistico nel sistema universalistico attuale; resta irrisolto anche il vuoto di tutela per i giovani tra 18 e 21 anni che non studiano né lavorano. Queste anomalie suggeriscono la necessità di un intervento più organico, che potrebbe trovare collocazione nella revisione complessiva dell’IRPEF.
Un ulteriore elemento riguarda il possibile effetto dell’AUU sull’offerta di lavoro femminile. L’aumento del reddito disponibile può generare un modesto “effetto reddito” che riduce l’offerta di lavoro delle madri, soprattutto in assenza di servizi per l’infanzia accessibili e di congedi di paternità adeguati. Le esperienze europee mostrano che per sostenere la natalità e l’occupazione femminile è necessario combinare trasferimenti monetari e servizi territoriali diffusi: l’Italia, su questo fronte, rimane ancora distante dai Paesi più avanzati.
Lo studio mette in evidenza anche una considerazione di carattere più generale: le politiche nazionali producono effetti molto diversi a seconda delle caratteristiche locali. In un contesto in cui si discute di possibili forme di devoluzione fiscale e sociale, comprendere le disuguaglianze territoriali è fondamentale. La microsimulazione spaziale utilizzata nello studio offre un approccio promettente per valutare ex ante gli effetti territoriali delle riforme e orientare scelte di policy più coerenti ed eque.
Nel complesso, l’AUU ha migliorato in modo tangibile le condizioni economiche delle famiglie con figli, soprattutto di quelle meno abbienti e residenti nelle aree più svantaggiate. Ha ridotto le disuguaglianze e ha contribuito a rendere il sistema di sostegno ai figli più coerente e più in linea con gli standard europei. Restano, però, i limiti di un sistema che continua a puntare molto sui trasferimenti monetari e poco sui servizi, e la necessità di completare la riforma con interventi strutturali: un fisco più semplice e coerente, servizi per l’infanzia più diffusi e congedi più equamente distribuiti. In un contesto segnato da bassa natalità, debole crescita economica e persistenti squilibri territoriali, queste scelte sono fondamentali per trasformare un passo avanti in una strategia organica di sostegno alle famiglie e alle nuove generazioni.
- EUROMODspatial IT è una versione territoriale del modello di microsimulazione fiscale dei paesi dell’Unione Europea EUROMOD, da noi sviluppata per analizzare gli effetti delle politiche fiscali e sociali a livello locale in Italia, integrando dati sulle famiglie con informazioni di contesto territoriale.