Integrare l’agricoltura sociale nei sistemi di welfare per l’inclusione sociale e lavorativa

L'esperienza di UPFARM


Federico Grassi | 4 Agosto 2026

In Toscana si sta sviluppando un’interessante riflessione su come l’agricoltura sociale possa interagire coi servizi sociali, sociosanitari e del lavoro, divenendo parte di un sistema integrato centrato sul protagonismo delle persone con fragilità e basato su principi di sostenibilità economica. Per sostenere questa tesi e “rendere le attività di agricoltura sociale pratiche correnti tra gli strumenti del welfare locale” è necessario approfondire la conoscenza dei sistemi di funzionamento dei vari servizi e sperimentarla “in accordo tra gli attori interessati e coinvolti (SdS, servizi sociosanitari, UlEPE, enti formazione e inserimento lavorativo, imprese agricole, ETS, ass. categoria, Comuni, GAL)”1.

Il progetto UPFARM, cofinanziato con risorse FSE+ Innovazione Sociale, sta offrendo l’opportunità di farlo nei 4 ambiti territoriali coinvolti in veri e propri processi di co-design di modelli organizzativi e sistemi di relazione.

Approccio: complessità chiama integrazione

La prospettiva di strutturare una filiera per la presa in carico integrata, in grado di fronteggiare la complessità di situazioni e contesti valorizzando il contributo dell’agricoltura sociale, emerge dai punti di incontro che si trovano in documenti e norme recenti. Sia i testi regionali di riferimento per l’agricoltura sociale2, gli interventi per l’occupabilità, l’equipe multidisciplinare sociale-lavoro e il case management3, che quelli caratterizzanti il panorama nazionale rispetto alle misure di contrasto alla povertà, la progettazione personalizzata, le reti e il rinnovato approccio ai temi dello svantaggio, della disabilità e del progetto di vita4, convergono su visioni comuni, affinità metodologiche, concordi indirizzi operativi.

Le definizioni di persone svantaggiate, lavoratori svantaggiati o molto svantaggiati quali beneficiari delle attività di agricoltura sociale rimandano a gruppi target dai confini sempre più labili e ormai permeati da nuove forme di disagio e povertà. In questi profili possono riconoscersi persone note ai servizi sociali e sociosanitari, chi è in carico, chi lo è stato e chi potrebbe esserlo, chi beneficia di interventi e supporti e chi si vergogna a chiedere aiuto, chi ha percorsi attivi ed è inserito in progetti come chi è disoccupato di lunga durata, sfiduciato o inattivo. Persone che per storia di vita, condizioni di salute e molti altri fattori, necessitano di una presa in carico contraddistinta da fiducia, motivazione, accompagnamento. Caratteristiche che possono essere trovate nei contesti agricoli, nel lavoro con gli animali e con le piante, nell’ospitalità tipica di un turismo lento, che, per complessità organizzativa e delle mansioni richieste, concezione del tempo e ritmi lavorativi, stile relazionale e contrasto alla tendenza all’isolamento, si rivelano particolarmente adatte proprio a chi ha bisogno di sperimentare senso di adeguatezza, gratificazione e autoefficacia.

Strategia, indirizzi operativi e metodologia

In questo scenario diventa ancor più interessante rilevare che l’agricoltura sociale

coniuga i processi di produzione agricola con lo sviluppo di interventi e di servizi sociali, socio-sanitari, educativi e di inserimento socio-lavorativo5 attraverso

prestazioni e servizi che affiancano e supportano terapie mediche, psicologiche e riabilitative, finalizzate a migliorare le condizioni di salute e le funzioni sociali, emotive e cognitive6.

L’agricoltura sociale non percorre binari paralleli ma cerca punti di contatto tra servizi, cercando di contribuire al raggiungimento degli obiettivi di benessere che stanno a cuore a tutte le comunità professionali convolte.

Questo approccio tipicamente multidisciplinare è anche quello della DGR 544/2023 Linee guida Integrazione Sociale Lavoro, che detta il quadro generale entro cui strutturare equipe per la presa in carico e l’accompagnamento delle persone in situazione di vulnerabilità sociale. È l’equipe che può garantire alle progettazioni personalizzate la necessaria visione d’insieme tra ambito sociale, sociosanitario e del lavoro ed è pertanto indispensabile che le varie zone distretto siano dotate di Protocolli e intese flessibili tra Enti7, come indicato nella DGR 1627/2024 Linee guida operative Equipe Multidisciplinari che illustra il percorso per arrivare a formalizzarle, definendo elementi organizzativi e gestionali.

Il modello SIIL – Servizio Integrato Inclusione Lavoro proposto da Regione Toscana coinvolge potenzialmente tutti i servizi e le figure di riferimento delle persone, in relazione alla complessità dei loro bisogni8. Viene dunque da domandarsi se non sia proprio quello dell’equipe allargata il contesto che gli attori dell’agricoltura sociale potrebbero partecipare in maniera sistematica, portando elementi utili ad affinare i processi di valutazione e di profilazione, oltre che contributi per ricercare la maggiore appropriatezza possibile nelle attività di scouting e matching.

Prospettiva di sviluppo

UPFARM sperimenta l’ipotesi proposta, che potrebbe rivelarsi un passaggio metodologico particolarmente efficace nel rafforzare i processi di integrazione, considerando che

nei sistemi locali, a fronte di esigenze delle persone che esprimono bisogni multidimensionali, le risorse dell’agricoltura sociale possono assicurare una filiera terapeutica e inclusiva integrata, non frammentata in percorsi monodimensionali, in grado, dunque, di accompagnare l’evoluzione dei bisogni e delle competenze delle persone, anche mettendo in sequenza azioni di diverso tipo. Per organizzare questa filiera […] oltre ad un forte dialogo interistituzionale e multiattoriale è necessario operare corrette distinzioni e uso mirato delle politiche9.

Valorizzare l’approccio graduale è di per sé un tratto distintivo di percorsi “pensati su misura”, capaci di aderire alla realtà di persone e contesti, alle caratteristiche delle attività, alla complessità delle richieste, non forzando tempi né ponendo obiettivi irraggiungibili e frustranti ma, anzi, “a portata di mano” e funzionali a incrementare livelli di autonomia, occupabilità e benessere.

È la logica della progettazione personalizzata che può caratterizzare anche l’agricoltura sociale che

mette a disposizione una pluralità di soluzioni inclusive, lavorative, terapeutiche, educative, formative – che vanno dall’attivazione di attività specifiche […] fino a percorsi di inclusione sociale e di inclusione lavorativa, la cui articolazione sui territori interagisce con le diverse politiche sociali, sanitarie, lavorative, educative, della formazione, dello sviluppo rurale che è possibile attivare in funzione degli obiettivi, dei target e dei profili di attività che si intendono sviluppare in funzione dei bisogni dei territori10.

Protagonismo condiviso

I progetti diventano “Progetti di vita personalizzati” che

sono concordati con le persone fragili e i soggetti invianti, dopo accertamento delle Equipe Multidisciplinari integrate presenti a livello delle Zone Distretto e delle SdS. Le attività di agricoltura sociale possono prevedere l’attivazione di strumenti sociosanitari dedicati (es. tutoraggio, formazione, orientamento, tirocini per l’inclusione) che danno risposta ad un progetto di vita, frutto del percorso di presa in carico pubblica, da parte di una equipe multidisciplinare pubblica, integrata dall’apporto di professionisti degli ETS11.

Così facendo, l’agricoltura sociale rappresenta una delle risorse proprie del catalogo delle opportunità, al pari di altri servizi, progetti, misure, interventi, che possono essere attivate

tramite la predisposizione di un progetto personalizzato, anche come risultato integrato della valutazione multidimensionale svolta da equipe multiprofessionale a geometria variabile, in cui venga fatto salvo il carattere multidimensionale ed evolutivo della valutazione e la partecipazione dell’azienda all’individuazione degli obiettivi specifici e delle relative attività da svolgersi nel percorso di agricoltura sociale concordato o proposto dai/con i servizi12.

Si può dunque affermare che in un sistema ben strutturato e centrato sull’equipe multidisciplinare allargata anche a referenti dell’agricoltura sociale, le persone sono al centro di progettazioni personalizzate efficaci, gli attori istituzionali, gli ETS e le imprese agricole collaborano e compartecipano allo svolgimento responsabile e diffuso delle funzioni di case management, vedendosi riconosciuti quali co-protagonisti dei processi di attivazione sociale e lavorativa.

Conclusioni

Il progetto UPFARM intende andare oltre all’obiettivo immediato dell’inserimento lavorativo di persone disoccupate di lunga durata, per concentrarsi sulla prospettiva di impattare le prassi di lavoro attuali e di incidere sul sistema integrato. Nei due territori front runner – piana di Lucca e zona Pisana – ha realizzato Living Labs, coinvolto aziende agricole anche di piccole dimensioni intenzionate a costituire reti d’impresa, organizzato equipe multidisciplinari allargate alla presenza anche di loro referenti, condotto eventi pubblici partecipati anche da partners stranieri per il confronto e lo scambio di buone pratiche. Ha promosso la co-costruzione di strumenti per la profilazione di persone e imprese, oltre che di progetti e patti per l’inserimento lavorativo, tenendo conto di richieste e sensibilità proprie dei servizi e delle aziende agricole. Già si sono concretizzate assunzioni e si intravedono cambiamenti negli scambi comunicativi tra enti e in alcune pratiche organizzative. I prossimi mesi registreranno il coinvolgimento dei territori follower – Valdinievole e Fiorentina sud est – che replicheranno e implementeranno il modello sperimentato, secondo logiche di scalabilità. Risultati, osservazioni e spunti di miglioramento potranno contribuire al rafforzamento del più ampio sistema toscano per l’inclusione; un sistema in cui l’agricoltura sociale possa trovare spazio, riconoscimento e sostenibilità economica, per sviluppare e dare continuità a percorsi individualizzati capaci di generare cambiamento, benessere personale e comunitario.

  1. Documento di Attuazione per un Sistema Locale di Agricoltura Sociale, Regione Toscana, 2 aprile 2025.
  2. Legge regionale 20 del 27 aprile 2023 Disposizione in materia di agricoltura sociale in Toscana. Modifiche alla L.R. 30/2003; il Regolamento di attuazione n.21/R del 2 aprile 2025; il Documento di Attuazione per un Sistema Locale di Agricoltura Sociale del 2 aprile 2025.
  3. DGR 302/2022 Piano attuativo regionale GOL percorso 4 Lavoro e Inclusione; DGR 111/2022 Nuovo Patto per il lavoro della Regione Toscana, DGR 544 del 15 maggio 2023 Linee guida Integrazione Sociale Lavoro; DGR 1627 del 23 dicembre 2024 Linee guida operative Equipe Multidisciplinari.
  4. Linee di indirizzo aggiornate sugli elementi fondanti la presa in carico, sociale integrata e il progetto personalizzato per la valutazione delle condizioni di svantaggio; Linee Guida per la definizione dei Patti per l’Inclusione Sociale ADI; Linee Guida per la costruzione di Reti e di Servizi connessi all’attuazione dell’ADI; Dlgs 62 del 3 maggio 2024 “Definizione della condizione di disabilità, […] della valutazione multidimensionale per l’elaborazione e attuazione del progetto di vita individuale personalizzato e partecipato”.
  5. Legge regionale 20 del 27 aprile 2023, Premessa.
  6. Regolamento di attuazione n.21/R del 2 aprile 2025, art 3 c3.
  7. Cfr. DGR 544 del 15 maggio 2023
  8. Cfr. DGR 1627 del 23 dicembre 2024 Linee guida operative Equipe Multidisciplinari.
  9. Documento di Attuazione per un sistema locale di Agricoltura Sociale, op.cit., p.6
  10. Documento di Attuazione per un sistema locale di Agricoltura Sociale, op. cit., p.6
  11. Documento di Attuazione per un sistema locale di Agricoltura Sociale, op. cit., p.10
  12. Documento di Attuazione per un sistema locale di Agricoltura Sociale, op. cit., p.11