L’articolo riprende e sintetizza i contenuti dell’omonimo Discussion paper pubblicato da fio.PSD e qui disponibile nella versione integrale.

 

Il 26, 28 e 29 gennaio 2026 è stata realizzata, nei 14 Comuni centro di area metropolitana, la Rilevazione delle persone senza dimora promossa e coordinata dall’Istat nell’ambito della più ampia strategia del Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni. L’obiettivo della rilevazione è stato quello di scattare una fotografia puntuale delle forme più gravi di esclusione abitativa. Il conteggio ha utilizzato una specifica metodologia, tra le più diffuse in Europa, ovvero il Point in time (PiT) che, con approccio “Street and Shelter Night”, ha osservato in una notte d’inverno e in un intervallo di tempo prestabilito la presenza delle persone senza dimora in strada e nelle strutture di prima accoglienza notturna, di tipo emergenziale e transitorio. La popolazione target della rilevazione è stata infatti circoscritta alle prime due categorie della tipologia ETHOS – European Typology of Homelessness and Housing exclusion (nella più aggiornata versione Ethos light): People living rough (Ethos 1) e People in emergency accomodation (Ethos 2).

La rilevazione si è svolta in due fasi, consequenziali, con l’obiettivo di far dialogare i dati emersi dal conteggio con l’analisi delle caratteristiche più qualitative.  I primi risultati, diffusi nella Nota Istat del 25 marzo, riguardano infatti solo la prima fase della rilevazione, ovvero il conteggio visivo, e in particolare la stima del numero delle persone che nella notte del 26 gennaio 2026 vivevano in strada, in sistemazioni di fortuna o erano ospiti delle strutture di accoglienza notturna temporanea nelle città di Torino, Genova, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo, Messina, Catania, Cagliari. Si tratta di un primo dato quantitativo a cui andranno collegati gli approfondimenti qualitativi – che Istat renderà disponibili nel corso del 2026 – che sono il risultato delle interviste in profondità e che potranno aggiungere ulteriori elementi di riflessione sulla vita delle persone, le cause e gli eventi associati alla condizione di homelessness, lo stato di salute e il rapporto con i servizi territoriali, la condizione anagrafica e i vissuti migratori, i rapporti con la comunità, e così via.  

La rilevazione ha previsto un impianto organizzativo e di governance ben strutturato che ha coinvolto i referenti comunali, gli uffici statistici e servizi sociali delle 14 CCAM, un Comitato tecnico-scientifico inter-istituzionale, a supporto dell’impianto metodologico e organizzativo, coordinato dall’Istat, con la partecipazione di rappresentanti del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Catania, della Fondazione Debenedetti, della fio.PSD-ETS (Federazione Italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora) e dei 14 CCAM.

In particolare, fio.PSD, incaricata dall’Istat della conduzione operativa della rilevazione, ha svolto un ruolo operativo nel coordinamento e nell’organizzazione della rete di rilevazione. Attraverso la campagna nazionale Tutti Contano, ha promosso attività di sensibilizzazione, comunicazione e reclutamento di migliaia di volontari e operatori che hanno effettuato le attività di conteggio e condotto le interviste in profondità.

Nella tabella sottostante si riportano i principali risultati emersi:

Indicatore

Dato

Totale persone senza dimora stimate

10.037

In strada o sistemazioni di fortuna (Ethos 1)

4.474 (44,6%)

Ospiti di strutture di prima accoglienza (Ethos 2)

5.563 (55,4%)

Rapporto posti letto disponibili / persone rilevate

66,5%

Posti disponibili ma non utilizzati nella notte

17%

 

I dati restituiscono un profilo articolato delle persone senza tetto:

  • Genere: anche se gli uomini continuano a rappresentare la maggior parte delle persone che vive la condizione di senza dimora, le donne rappresentano il 21,4% degli ospiti in struttura (1.189 persone), con punte a Milano (26,3%), Roma (25,6%) e Catania (23,6%). In strada la presenza femminile scende a circa il 12%. Un dato che rimanda a quanto già riscontrato in studi di settore, ovvero che le donne tendono a essere meno visibili nei luoghi tradizionalmente associati alla strada, spesso perché si affidano a reti informali o a soluzioni abitative precarie che possono sfuggire ad un conteggio notturno.
  • Nazionalità: nelle strutture di accoglienza il 69% degli ospiti è di nazionalità straniera (3.838 persone), contro il 31% di cittadini italiani. In strada, tra le persone di cui è stato possibile rilevare la nazionalità, il 70,6% è straniero. Quattro città (Torino, Milano, Firenze e Bari) ospitano circa l’80% delle persone straniere in struttura, mentre Genova, Napoli e Cagliari concentrano la maggioranza di quelle italiane — un dato che segnala anche differenze territoriali profonde nei sistemi di accoglienza locali e che rimanda ad ulteriori approfondimenti sulla intersezione tra homelessness e migrazione.
  • Età: il 15,3% degli ospiti in struttura ha tra 18 e 30 anni, con punte importanti a Catania (39,3%) e Bari (31,2%). Gli over 60 sono il 23,4%, con concentrazioni a Roma (33,1%) e Napoli (29,8%). In strada, invece, prevale nettamente la fascia 31-60 anni (73,2%).

Questi primi risultati, come sottolineato nel Discussion paper pubblicato da fio.PSD, rappresentano un traguardo significativo perché restituiscono un dato aggiornato sulla parte del fenomeno della grave marginalità che riguarda le forme più estreme di esclusione abitativa. Al contempo, rappresentano anche un punto di partenza che ha permesso di sviluppare osservazioni e riflessioni sullo studio condotto e prospettive di indagine future.

In particolare, la questione della popolazione target da osservare. La grave marginalità è un fenomeno complesso e le persone che vivono la condizione di senza dimora sono portatrici di bisogni multipli che spesso non trovano risposta in un sistema emergenziale standardizzato. Guardare solo alla strada e ai servizi notturni emergenziali, sicuramente ha risposto all’obiettivo di Istat di quantificare, nell’ambito del Censimento permanente della popolazione, una parte della popolazione impossibile da raggiungere tramite le tradizionali statistiche socio-demografiche, ma può significare guardare solo ad una parte della marginalità sociale che vive nelle nostre città.

Ai fini di una conoscenza più ampia del fenomeno può essere utile ampliare il target di popolazione da osservare verso le altre categorie Ethos, integrando la fotografia statistica con i dati amministrativi dei Comuni e del Terzo Settore per rilevare la presenza di persone che vivono per esempio in case abbandonate o occupate, persone ospitate in via precaria presso terzi, persone migranti in attesa di accesso e/o in uscita dai sistemi di prima e seconda accoglienza che vivono la condizione di homelessness, persone accolte in percorsi abitativi supportati ma presi in carico dai servizi sociali. Ci sono inoltre “profili difficili da rilevare”: donne, persone LGBTQIA+ e famiglie in condizione di grave marginalità, che seguono traiettorie diverse da quelle del profilo maschile adulto tipico della homelessness, poiché sono più mobili o si rivolgono a reti informali di supporto, sfuggendo ad una osservazione visiva notturna.

Parimenti, può essere utile ampliare il perimetro di osservazione a servizi di secondo e terzo livello come, per esempio, accoglienze prolungate, alloggi supportati, micro-residenzialità, servizi diurni e comunitari, accoglienze post acuzie, che porterebbe un duplice vantaggio: comprendere meglio il fenomeno grave marginalità, il funzionamento dei servizi e i percorsi di inclusione possibili. 

A questo si aggiunge un tema sia di scala geografica, che di scala urbana. La rilevazione ha riguardato i 14 Comuni centro di area metropolitana, escludendo le città di media dimensione dove il fenomeno, pur con caratteristiche diverse, è presente. Ai fini conoscitivi e su un piano operativo, estendere rilevazioni nazionali anche a città di medie dimensioni aiuta a sviluppare una conoscenza più rappresentativa del fenomeno nella sua complessità, favorendo un’allocazione di politiche e risorse più rispondente alle caratteristiche della marginalità. Su scala urbana, è altrettanto importante includere tutte le zone delle città, comprese periferie e aree meno presidiate dai servizi dove potrebbero essere presenti forme di hidden homelessness o, appunto, altre categorie Ethos che non usano i servizi di accoglienza notturna standard. 

I risultati della rilevazione sono, dunque, fondamentali per restituire una fotografia di una parte del fenomeno e l’integrazione con altre fonti informative (anagrafe, servizi, dati amministrativi, studi di settore, etc.) può certamente esplicitare maggiori contenuti e divenire la base per interventi più calibrati su una pluralità di profili e bisogni. Costruire ponti tra la conoscenza operativa dei servizi e il sistema di rilevazione ufficiale può essere una direzione concreta e percorribile.  Al riguardo, un passaggio merita la dimensione europea della misurazione del fenomeno. Negli ultimi due anni, nell’ambito del progetto European Homelessness Counts, finanziato dalla Commissione Europea, coordinato dall’Università di Lovanio e, per l’Italia, dall’Università di Catania in collaborazione con fio.PSD, l’Europa ha sperimentato un approccio modulare alla misurazione della homelessness, applicato complessivamente in 35 città di 10 Stati membri nei due anni di progetto — tra queste, per l’Italia, Milano e Catania nel primo anno, con Catania confermata anche nel secondo anno insieme a Brescia e Padova. L’approccio nasce dalla constatazione che nessun singolo metodo cattura da solo l’intero fenomeno: i dati amministrativi dei servizi raggiungono solo chi è già in contatto con essi, i conteggi di strada danno una stima accurata dell’estensione ma poche informazioni di profilo, le survey richiedono un campionamento complesso. Per questo il progetto ha costruito tre moduli progressivi e cumulabili, che le città hanno potuto scegliere in base al proprio contesto come, per esempio, basic count — headcount di strada, elaborate count con questionario comune su strada e servizi, comprehensive count che coinvolge un’ampia rete di servizi sociali, sanitari, abitativi. I risultati mostrano che l’approccio modulare consente alle varie città di scegliere il modulo più adatto al proprio contesto mantenendo la coerenza metodologica.

In chiave costruttiva ed evolutiva, queste sono alcune delle indicazioni offerte dalle organizzazioni che ogni giorno lavorano con la grave marginalità e che la Federazione ha organizzato in un documento aperto e argomentativo che potrebbe servire per future attività di indagine. Il Discussion paper argomenta, infatti, il valore della rilevazione Istat che ha prodotto conoscenza nuova, ha mobilitato territori, organizzazioni e persone, e al contempo, propone una serie di raccomandazioni sul target, strumenti, finalità e governance, volti a costruire una conoscenza accurata e rappresentativa della complessità del fenomeno e della realtà italiana.