Se il welfare diventa di nicchia


Sergio Pasquinelli | 26 Gennaio 2026

Tre indizi fanno una prova? Segnali precedenti ce ne sono stati, eccome: si pensi alla marcia indietro, fatta nel Pnrr, sulla dotazione di asili nido, o all’addio al reddito di cittadinanza. Ma rimaniamo agli ultimi due mesi.

Primo, la prestazione universale (d. lgs. 29/2024), sperimentazione nazionale rivolta agli anziani non autosufficienti. A dispetto del suo nome, un bonus per pochi, molto selettivo e vincolato all’impiego di una badante. Il requisito di cercare, trovare e assumere un assistente familiare, per il target individuato (parliamo di ultra 80enni poveri, in gravissime condizioni di salute) e senza una rete di supporti dedicati, ha tenuto a distanza la platea potenziale. Il risultato è stato un flop: i beneficiari si sono fermati a 2.000 sull’intero territorio nazionale (si veda qui), a fronte di una capienza che arrivava fino a 24.000 soggetti.

Secondo, un’ora di assistenza domiciliare alla settimana, agli anziani non autosufficienti. È il livello essenziale stabilito dall’ultima legge di bilancio (l. 199/2025, art. 1, comma 700, lettera c), a risorse invariate. Perché garantire così poco, un’ora alla settimana, a una platea così vasta (gli anziani non autosufficienti in Italia sono 3,9 milioni)? Dare poco a tanti, sbriciolare un servizio così prezioso su una platea così vasta pone un interrogativo sulla sua rilevanza, a livello individuale e collettivo. Quanti anziani fragili, che hanno bisogno di assistenza, ne hanno bisogno per una sola ora alla settimana? Quale impatto può avere un intervento simile? Con “un’ora alla settimana a tutti i non autosufficienti” siamo all’apogeo della semplificazione, un po’ come dire “diamo 100 euro a tutti i poveri”. Solo dal punto di vista dei costi, ad ogni modo, è un Leps ad oggi irrealizzabile (si veda qui).

Terzo, il disegno di legge governativo sui caregiver, approvato dal Consiglio dei ministri il 12 gennaio, dopo due anni di attesa, il quale introduce l’ennesimo bonus, 400 euro al mese. Ogni bonus è un servizio in meno e una delega in più. Qui la scelta, netta, è per i conviventi, quelli che dedicano almeno 13 ore al giorno ad attività di cura. Fatti due conti, potranno beneficarne 53.000 caregiver, a fronte di una platea di 7 milioni. Mentre sono piovuti anatemi sulle risorse scarse, pochi si sono accorti di un disegno che non fa sistema, avulso da una logica organica con due cantieri oggi cruciali, lato anziani e lato disabilità. Sopra i quali questa legge rischia di aggiungersi, stratificando ancora di più sistemi già iper frammentati.

Siamo partiti, molti anni fa, con l’idea di un welfare universale, poi siamo passati all’universalismo selettivo, oggi sembra di essere arrivati al welfare per pochi, di nicchia. Non è un destino, ma frutto di scelte deliberate. Dire ciò che è taciuto, costruire prospettive nuove, aprire visioni diverse: è quanto anche Welforum cerca di fare, e su cui certamente continueremo a spenderci anche in questo nuovo anno. Con l’aiuto, ci auguriamo, dei nostri lettori, in numero sempre maggiore.