Fragilità emotiva e continuità del percorso nelle misure di comunità

Un modello di integrazione tra Servizio Sociale e Psicologia nell’esecuzione penale esterna


Il contesto: UEPE, mandato e figure professionali

L’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna (UEPE) opera come servizio territoriale del Ministero della Giustizia in una posizione di raccordo tra Autorità Giudiziaria, territorio e persona sottoposta a misura. Il mandato consiste nel garantire l’esecuzione nel rispetto dei vincoli e, nei limiti del ruolo istituzionale, nel favorire percorsi di responsabilizzazione e reinserimento sociale. Per gli operatori ciò implica un equilibrio costante tra controllo e accompagnamento: non un’attenuazione delle prescrizioni, ma il sostegno al loro rispetto rendendole comprensibili e realmente praticabili. Questa tensione attraversa ogni decisione operativa e rende necessaria un’integrazione professionale che eviti sia risposte esclusivamente sanzionatorie sia forme di accompagnamento prive di confini.

Nel contesto UEPE operano, tra le figure coinvolte nella gestione delle misure, Funzionari della Professionalità di Servizio Sociale (FPSS, assistenti sociali), Funzionari della Professionalità Pedagogica (FPP, per i quali è richiesta una laurea anche diversa da quella in Pedagogia), Psicologi (anche ex art. 80 O.P.) e personale di Polizia Penitenziaria. L’assetto dell’UEPE si è progressivamente orientato verso modalità multiprofessionali, integrando un’organizzazione storicamente centrata sulla figura dell’assistente sociale, che resta tuttora la professione numericamente prevalente.

Il FPSS opera sul piano istituzionale e organizzativo: osserva comportamenti e andamenti del percorso, valuta la sostenibilità del programma, svolge una funzione di case management intesa come regia metodologica, attiva raccordi con la rete ed effettua le comunicazioni all’Autorità Giudiziaria. Il suo mandato è garantire che il programma sia coerente, praticabile e verificabile nel tempo.

La Psicologa ex art. 80 O.P. interviene con un contributo clinico-operativo: non un trattamento psicoterapeutico, ma una lettura funzionale dei meccanismi emotivi e relazionali che interferiscono con la continuità del contatto e l’adesione al progetto. Contribuisce alla qualità del percorso quando aiuta l’équipe a leggere in modo prudente comportamenti critici, a sostenere una comunicazione istituzionale chiara ma non svalutante, e a promuovere con la persona riformulazione, riflessione critica e strategie comportamentali alternative.

Il problema: quando il contatto si indebolisce

L’esperienza professionale delle autrici, maturata presso il medesimo Ufficio Interdistrettuale con ruoli e competenze distinti, ha reso evidenti alcune criticità ricorrenti: discontinuità del contatto nel percorso, difficoltà di aggancio alla rete territoriale, tensioni con enti ospitanti e servizi, oscillazioni tra adesione e disimpegno. Tali criticità possono avere origine diversa: in parte legate ai comportamenti della persona, in parte a difficoltà nei raccordi tra servizi, a disallineamenti operativi o a vincoli organizzativi della rete territoriale. Nella maggior parte dei casi non si presentano come criticità manifeste, ma come segnali precoci che, se non letti tempestivamente, possono trasformarsi in rotture del percorso.

La continuità del contatto, la possibilità di mantenere con la persona un contatto regolare e verificabile nel tempo, è la condizione operativa che consente all’Ufficio di intercettare questi segnali e di intervenire prima che si consolidino. La mancanza o l’intermittenza del contatto non coincide automaticamente con una violazione formale: costituisce spesso un segnale precoce di fragilità.

Questo contributo propone un modello di integrazione tra la lettura operativa del FPSS e il contributo clinico-operativo della psicologa, mostrando come le due prospettive possano convergere sulla stessa finalità: sostenere la continuità del percorso nei momenti di instabilità.

Lo stesso segnale, due letture complementari

Il cuore dell’integrazione proposta sta in questo: lo stesso fatto osservabile riceve due letture diverse ma convergenti, ciascuna necessaria e nessuna sufficiente da sola. Il FPSS legge il segnale nel quadro della regolazione del percorso. La fragilità è assunta come condizione “dinamica e situata” nella prospettiva person-in-environment. L’operatore identifica indicatori sentinella, segnali precoci intesi come comportamenti osservabili nel percorso (assenze, rinvii, comunicazioni intermittenti, tensioni con la rete), selezionati come riferimenti condivisi in équipe.

Questi segnali vengono letti attraverso la cornice RNO: Riconoscere il segnale a partire da fatti osservabili collocandolo nella fase del percorso; Nominare quale passaggio del programma si è indebolito e quale rischio si apre per la continuità; Orientare collegando il segnale a un’azione concreta e verificabile. Il Nominare non è una lettura delle emozioni della persona: è la lettura professionale di cosa significa quel segnale per il programma.

La psicologa legge lo stesso segnale nel quadro dell’attivazione emotiva. L’intermittenza del contatto può esprimere vergogna, paura del giudizio, difficoltà a presentare un problema senza sentirsi “smascherata”. L’impulsività, risposta rapida e poco mediata, può manifestarsi come ritiro (silenzio, evitamento, comunicazioni minime) o come escalation (messaggi aggressivi, interpretazioni polarizzate, rotture improvvise). Il contributo della psicologa si articola in tre passaggi: riformulazione dell’esperienza emotiva in termini meno assoluti; riflessione critica guidata che collega emozione-pensiero-azione-conseguenze, interrompendo il circuito automatico; sviluppo di strategie comportamentali alternative concrete e verificabili.

L’integrazione non consiste nel sommare le due letture, ma nell’utilizzarle congiuntamente per produrre una risposta calibrata alla situazione: una risposta né eccessiva né tardiva, che tenga conto sia del passaggio del programma indebolito sia della matrice emotiva del comportamento.

Il modello: soglie, équipe e strumenti

La sequenza operativa si regola attraverso un semaforo decisionale.

  • Al livello verde il contatto è stabile.
  • Al livello giallo sono presenti indicatori sentinella: si attiva la sequenza (contatto di chiarificazione, accordo operativo, raccordo con la rete, verifica a breve).
  • Al livello rosso la criticità non è rientrata: si attiva un’intensificazione temporanea del monitoraggio operativo (maggiore frequenza dei contatti, verifiche ravvicinate, raccordi più stretti con la rete). Si tratta di una finestra circoscritta nel tempo, con tempi e criteri di verifica espliciti, e non di un irrigidimento permanente; in questa fase si valutano eventuali comunicazioni all’Autorità Giudiziaria.

L’équipe multiprofessionale è uno spazio di confronto che contribuisce alla qualità della decisione. Nei casi caratterizzati da fragilità, l’équipe è esposta a due derive opposte: la rigidità automatica (risposta solo disciplinare, che alimenta ritiro o conflittualità) e la tolleranza indefinita (mantenere il percorso senza responsabilizzazione).

L’integrazione tra FPSS e psicologa può contribuire a ridurre entrambe le derive, ma non le elimina automaticamente: possono emergere divergenze di lettura o difficoltà di coordinamento. In questi casi, il confronto in équipe e il riferimento ai criteri operativi condivisi orientano la decisione, che resta ancorata al mandato istituzionale e resa esplicita e tracciabile nei suoi passaggi.

Il modello è accompagnato da una scheda operativa in quattro sezioni: segnale osservato, lettura RNO, soglia decisionale, monitoraggio e verifica. Lo strumento non introduce procedure nuove: rende visibile e condivisibile la sequenza decisionale già presente nella prassi.

L’alfabetizzazione emotiva e il gruppo

L’alfabetizzazione emotiva assume un significato diverso per ciascuna figura. Per il FPSS è competenza professionale che aiuta a gestire la relazione istituzionale nei passaggi critici, senza sconfinare in ambiti clinici. Per la psicologa è un lavoro orientato ad aiutare la persona a riconoscere i propri stati emotivi, comprenderne gli effetti sul comportamento e individuare alternative all’agito impulsivo. In entrambi i casi, non si tratta di attività terapeutica: si tratta di rendere la responsabilizzazione esercitabile.

L’esperienza “Festina Lente-affrettati lentamente”, realizzata presso l’UIEPE di Torino, ha tradotto questa impostazione in un dispositivo gruppale rivolto a uomini in misura per reati connessi all’uso di sostanze. Fondato sul modello del gruppo di parola e condotto da un’équipe multiprofessionale (psicologa, co-conduttrice pedagogica, osservatore), il percorso ha lavorato sul nesso tra emozione, scelta e responsabilità, agendo come dispositivo di rallentamento: la parola prende il posto dell’azione impulsiva. L’esperienza ha favorito normalizzazione dei vissuti e riduzione dell’isolamento, mostrando al contempo che il gruppo non sostituisce il lavoro individuale né la rete, ma può rafforzare la capacità della persona di restare nel percorso.

Limiti

Il modello proposto incontra vincoli strutturali. I carichi di lavoro possono rendere difficile la programmazione di verifiche ravvicinate e la tracciabilità sistematica dei passaggi. La variabilità delle reti territoriali, dei tempi di risposta dei servizi, dell’accessibilità delle risorse, della qualità del raccordo interistituzionale, incide sulla praticabilità del programma, e il modello non può compensare carenze che precedono l’intervento UEPE. Il modello non elimina questi fattori, ma offre una cornice per attraversarli con maggiore consapevolezza metodologica.

A questi si aggiungono limiti legati alla dimensione professionale: la lettura dei segnali può risultare parziale o non condivisa, e le decisioni non sempre risultano pienamente proporzionate o tempestive, soprattutto in assenza di confronto strutturato in équipe o di criteri operativi espliciti. Inoltre, si evidenzia la necessità di una calibrazione culturale degli indicatori: il significato dei segnali può variare in funzione del contesto di provenienza della persona e delle condizioni in cui il percorso si realizza.

Conclusioni

La continuità del contatto si configura come indicatore operativo primario nella regolazione del percorso: è attraverso il suo andamento che si rendono leggibili, in fase precoce, gli scarti organizzativi o relazionali. L’integrazione tra la cornice RNO del FPSS e la sequenza riformulazione–riflessione critica–strategie alternative della psicologa sostiene questa intercettazione precoce senza che le due figure sconfinino nelle competenze dell’altra.

Non si tratta di “parlare di emozioni” in astratto, ma di utilizzare un lessico emotivo essenziale come strumento operativo per migliorare la cooperazione, prevenire escalation e proteggere la continuità del programma. Il contributo della psicologa si esprime nell’anticipazione: aiutare la persona e l’équipe a “stare nel percorso” anche quando l’attivazione emotiva renderebbe più facile sottrarsi. Il contributo del FPSS si esprime nella regolazione: ordinare i passaggi, rendere espliciti i criteri, garantire che la risposta sia proporzionata, tracciabile e coerente.