Educazione: Cenerentola del welfare al tempo del Covid-19 (II) 


Verso la riapertura

Nell’articolo precedente su “Educazione: Cenerentola del welfare al tempo del Covid-19 (Parte 1)” abbiamo preso in esame alcuni aspetti, con particolare riferimento al Sistema educativo, relativi al periodo della chiusura (fase 1) e di una graduale ri-apertura (fase 2) con i Centri e le attività estive 2020, occasione anche, pur con rilevanti limiti come in precedenza argomentato, di sperimentazione per la prevista apertura (fase 3), dal 14 settembre, in presenza e sicurezza, dei nidi e delle scuole di ogni ordine e grado.

 

Proseguendo il nostro esame retrospettivo sulla tragica vicenda pandemica in Italia, per il Sistema educativo tentiamo, quindi, una prima valutazione, pur provvisoria, sulla situazione della riapertura, che offre indubbie opportunità di cambiamenti e innovazioni, ma anche presenta preoccupanti ritardi e rilevanti complessità.

Finalmente, con il decreto legge “Rilancio” del 19 maggio, si sono posti alcuni presupposti programmatori: l’aumento di posti a concorso per l’assunzione di nuovi docenti, un finanziamento alle scuole statali per la sicurezza, un contributo ai servizi educativi 0-6 come ristoro per i mancati introiti delle rette. Il provvedimento sconta però due fondamentali limiti:

  • in primo luogo, l’esiguità dei fondi sia per il “ristoro” delle mancate rette, che per la dotazione di misure di sicurezza, compreso il raddoppio delle aule (fabbisogno stimato in almeno sei miliardi1);
  • in secondo luogo, rispetto ai contenuti del provvedimento. Si tratta di un elenco di misure svincolate da un piano strategico, organico e complessivo in grado di metterle a sistema e di garantirne la sostenibilità in un quadro chiaro di assegnazione di risorse e attribuzione di responsabilità.

Le linee guida. Opportunità e limiti

Pur con un notevole ritardo rispetto ai tempi necessari per la progettazione-programmazione della prevista riapertura e dopo la presentazione di una prima bozza di “Linee Guida” seguita da pesanti e generalizzate critiche2, viene emanato il D.M. del Ministro Istruzione n. 39 del 26 giugno u.s. recante “Adozione del documento per la pianificazione delle attività scolastiche, educative e formative in tutte le istituzioni del sistema nazionale di istruzione, per l’anno scolastico 2020-2021”3

 

È apprezzabile il consistente sforzo alla promozione di forti sinergie tra scuola e territorio, supportate, in ossequio al principio di sussidiarietà, da dichiarati sostegni dei livelli istituzionali superiori (Ministero e Regioni). Nell’attuale situazione di incertezza e di imprevedibilità dell’evoluzione-involuzione pandemica che è intervenuta ad aggravare consistenti problemi pre-esistenti, risulta importante l’intenzione di considerare, contestualizzare e coniugare la pluralità dei bisogni, gli interessi e competenze delle varie istituzioni e organismi della società civile, la peculiarità delle aree territoriali. In questo quadro risulta determinante la capacità del governo nazionale non di stabilire risposte uniche e standardizzate, ma orientamenti e linee strategiche generali accompagnate da strumenti plurimi, differenziati con relativi celeri finanziamenti. Ne dovrà conseguire una capacità di composizione e utilizzo delle diverse risorse, innovativo, creativo, coordinato e aderente agli specifici contesti e situazioni. Tutto ciò nell’esercizio e reciproco rispetto di ruoli e competenze da parte degli istituti scolastici attraverso le componenti professionali, ma anche allievi, genitori, nonni, volontari; dei contesti educativi del territorio, in specifico quelli del terzo settore; degli enti locali. Non si dovranno temere soluzioni plurime e differenziate, a patto che non siano chiuse e autoreferenziali, ma sempre aperte alla verifica e al confronto, in un contesto di autentica sussidiarietà, con il doveroso e costante supporto dei livelli “superiori”.

 

Il D.M. 39 lascia però aperte una serie di criticità nell’implementazione delle linee guida e nell’utilizzo dei preannunciati ulteriori finanziamenti che le hanno accompagnate. Criticità che sostanzialmente riguardano:

  • le tempistiche, in primis la ri-apertura fissata il 14 settembre quando occorrerà richiuderle dopo pochissimi giorni per lo svolgimento delle elezioni il 20 settembre se non si saranno trovate altre soluzioni per le sedi dei seggi;
  • i finanziamenti, spesso incerti e legati a dichiarazioni sui media di diversi esponenti del governo senza, a volte, riferimenti a provvedimenti di stanziamento a bilancio4;
  • l’utilizzo effettivo entro l’autunno dei finanziamenti dichiarati e stanziati stante i ben noti tempi di procedure ed esecuzione. Servono almeno 50.000 assunzioni tra personale docente e ausiliario, nonché ristrutturazioni “leggere” per ricavare nuove aule5;
  • la mancanza di un piano operativo, già da anni necessario, di razionalizzazione degli spazi atteso che ci sono scuole vuote o semivuote e scuole strapiene e/o con sedi inadeguate;
  • la mancanza di indicazioni a livello nazionale (nelle linee guida solo annunciate) nel caso di necessità di ricorrere, in parte e/o a livello circoscritto, alla didattica a distanza;
  • la “nuova didattica”. È lecito domandarsi come le proposte di innovazione enfatizzate nelle linee guida, delle quali si parla almeno da mezzo secolo e con limitate realizzazioni, possano essere attuate in modo diffuso in breve e in questa contingenza, per la estrema complessità delle azioni e dei processi culturali-formativi-educativi-didattici-organizzativi che richiedono;
  • la sopravvivenza delle scuole paritarie. Sono quasi 900.000 i bambini e ragazzi che frequentano questi istituti dall’infanzia (la maggioranza) alle superiori e 200.000 i dipendenti tra docenti e non docenti (le imprese sociali gestiscono il 60-65% delle scuole dell’infanzia e dei nidi)6. Oltre alla contrazione rilevante di posti per la sicurezza e la chiusura di strutture, si profila il rischio di un sensibile, generalizzato aumento delle rette a carico delle famiglie già in sofferenza. A fronte di tale situazione il “Decreto Rilancio” stanzia 150 milioni per le scuole paritarie di ogni grado, ma potrebbero, in sede di conversione in legge dello stesso, esserne stanziati ancora altrettanti7. Difficile valutare se siano sufficienti per evitare la chiusura di un numero rilevante di istituti con l’effetto sia di perdita di posti di lavoro (da una ricerca su oltre 600 enti no profit il 78% dichiara di aver più che dimezzato nel periodo Covid-19 le attività8), che della necessità di ricollocazione di molti allievi nelle scuole statali già in sofferenza.

 

Qualche provvisoria conclusione

In ordine a quanto ora esposto si può concludere con l’esplicitazione di un pericolo e di una previsione che, ci auguriamo, non sia troppo ottimistica.

Il pericolo: la ripresa delle attività didattiche in presenza da settembre 2020, sempre che l’andamento epidemiologico non costringa a chiusure, neppure localizzate, sarà precaria e metterà a rischio la capacità di adattamento dei sistemi scolastici alla implementazione delle nuove ed in parte ancora confuse prescrizioni. Sussiste quindi un consistente pericolo di arretramento generalizzato delle performance didattiche, peraltro già carenti, della situazione pre-Covid-19.

 

La previsione è fondata sulle capacità innovative e di resilienza degli insegnanti, delle dirigenze, degli enti locali e delle forze sociali che sostengono il sistema scolastico. Queste capacità innovative e resilienti possono interpretare efficacemente la sfida assicurando un assestamento della didattica e della socialità almeno sui livelli pre-covid e progettando miglioramento e innovazione, sia strutturale che formativa/didattica, a partire dalla seconda metà dell’anno scolastico 2020-2021. Il processo di rinnovamento potrebbe nascere dallo shock dell’interruzione, dalla creatività/resilienza attivata durante la chiusura con la didattica a distanza, dalla messa a nudo, cartina di tornasole-covid, della arretratezza complessiva del sistema educativo rimasta per decenni sottotraccia e dalla necessità di uno “scatto di reni”. Un’occasione per agire a tutti i livelli perché si superi la profonda cesura, che ha segnato la pedagogia istituzionale di tutto il Novecento, tra progettazioni, programmazioni, sperimentazioni anche di avanguardia e l’ordinaria gestione “burocratico-amministrativa” del sistema, con tendenza al ribasso. Un’occasione per seguire costantemente i processi governandoli non con le dichiarazioni di volontà, ma con azioni competenti, costanti, partecipate. Pensiamo possa essere questa la reale e vincente previsione-sfida per l’educazione che, in positivo, potrebbe consegnarci questo maledetto Covid-19.

  1. Stime Cisl Scuola, maggio 2020.
  2. Dopo oltre un mese dal decreto “Rilancio”, il 23 giugno, viene presentata una bozza di “Linee Guida”  immediatamente oggetto di un ampio fronte di critiche: dall’essere un pilatesco “scarica-barile” verso le Autonomie scolastiche e le Istituzioni territoriali senza indicazioni di ruoli, competenze e responsabilità, all’aver semplicemente fornito un elenco di “suggerimenti” e nessuna disposizione se non il richiamo a quelle sanitarie del Comitato tecnico scientifico,  al non aver previsto alcun finanziamento aggiuntivo.
  3. Il documento prevede in particolare: riapertura scuole dal 14 settembre; distanziamento sociale allievi e insegnanti  di un metro tra “bocca e bocca”; decisione di uso o meno delle mascherine a ridosso della data di apertura; classi unite, ma con possibili riconfigurazioni di ciascuna in più moduli flessibili a “gruppi di apprendimento” anche con alunni di altre classi e al di fuori della sede scolastica; per le sole scuole superiori, turni di didattica in presenza e a distanza; possibilità di lezione anche il sabato; entrate e uscite scaglionate; in caso di aggravamento della situazione epidemiologica, sospensione delle attività in presenza e ritorno temporaneo alla didattica in remoto; refezione a più turni o pasto in classe se non possibile altrimenti; attribuzione ai dirigenti scolastici e agli organi collegiali delle Autonomie dell’organizzazione più adatta alla specifica situazione di ciascun istituto sulla base delle indicazioni sopra elencate. A sostegno e supporto delle Autonomie scolastiche: previsione di linee guida nazionali per la didattica a distanza; finanziamenti aggiuntivi per le scuole per assunzione personale e per piccoli adeguamenti strutturali per creare nuove classi anche attraverso un miliardo di euro per le scuole da reperirsi sul fondo del Ministero dell’Istruzione; “Patti di comunità” tra scuole, enti e associazioni locali per messa a disposizione spazi, personale di supporto e attività integrative; tavoli di lavoro interistituzionali presso gli Uffici scolastici regionali per programmazione e monitoraggio processo e promozione dei “Patti di comunità”; conferenze dei servizi a livello locale; predisposizione app per segnalare per ogni classe il numero di allievi massimo possibile; messa a disposizione del “cruscotto informativo” sull’edilizia scolastica con indicazione delle aule non sufficienti a contenere la media prevista di 18 allievi. Infine conferma delle linee guida per nidi e materne, in specifico piccoli gruppi in luoghi e spazi fissi e sanificazione ogni volta che ci si sposta in altri spazi, no mascherine per i bambini e visiere per il personale.
  4. A margine del DM Linee Guida, il Presidente del Consiglio e il Ministro Boccia hanno dichiarato che al miliardo già individuato con il DM stesso si aggiungono 4,6 miliardi già stanziati (vedi anche “La Stampa” 27 giugno). Il giorno precedente sullo stesso giornale lo stanziamento aggiuntivo risultava di 1,5 miliardi. Non si può sfuggire al disorientamento del balletto di risorse realmente disponibili o presunte tali che si accavallano tra i vari provvedimenti di questi mesi convulsi, nonché all’impressione di un rincorrere le più diverse richieste ed esigenze, pur legittime, che via via si pongono in urgenza, senza un piano, anche coraggioso, di scelte.
  5. i parla di ristrutturazioni “leggere” in quanto sono escluse costruzioni di nuove scuole. Per quanto riguarda la necessità di aule, in base alle valutazioni svolte dallo stesso Ministero dell’Istruzione, con il criterio del distanziamento risultano necessarie altre 242.000 aule, per un milione di bambini e ragazzi e per non dover quindi ricorrere, anche nelle scuole non superiori, alla didattica a distanza.
  6. Dati Miur.
  7. Proposta PD e IV con l’appoggio di quasi tutti i partiti in Parlamento.
  8. Rilevazioni Politecnico di Milano e Confcooperative Piemonte nord.