Povertà estreme e senza dimora


Alice Melzi | 20 Dicembre 2018

Questo articolo è stato pubblicato anche su Lombardia Sociale.it

 

Dgr XI/987 dell’11 dicembre 2018 Promozione di interventi e servizi a favore delle persone in condizione di povertà estrema e senza dimora in attuazione del D.M. 18 maggio 2018 n.155 e delle «Linee di sviluppo delle politiche regionali di prevenzione e contrasto alla povertà 2018-2020» approvate con la dgr n.662/2018.

 

Esce il primo atto regionale dopo l’approvazione delle Linee di sviluppo sulla povertà, ovvero il “Piano povertà” della Lombardia.

Si tratta delle indicazioni per l’assegnazione di quella parte del Fondo ministeriale per l’annualità 2018 destinato alle povertà estreme e gravi marginalità a cui è assegnato, tolta la citta di Milano già riservataria di 3,34 milioni, un ulteriore milione e mezzo che si somma ai 31,7 arrivati presso gli ambiti nel mese di novembre destinati al potenziamento dei servizi.

Sono risorse destinate solo ad alcuni ambiti ovvero quelli con un Comune sopra i 45 mila abitanti, così come indicato dal Piano regionale. Tale criterio rende eleggibili al riparto 20 ambiti, alcuni con città capoluogo di provincia, ma non solo. Si tratta di 5 ambiti della provincia di Milano (Sesto San Giovanni, Cinisello Balsamo, Rho, Garbagnate Milanese, Legnano); 3 della provincia di Varese (Busto Arsizio, Gallarate, Varese); 3 di quella di Monza (Seregno, Carate Brianza, Monza); 2 della provincia di Pavia (Pavia e il nuovo ambito della Lomellina) e degli ambiti di Lodi, Como, Lecco, Bergamo, Brescia 1, Cremona e Mantova.

 

Criteri di riparto

Il milione e mezzo (1.500.600 euro) viene ripartito dalla Regione ai 20 ambiti sulla base di quattro criteri, pesati in modo differenziato, evidentemente tentando un equilibrio rispetto alla presenza di ambiti con comuni capoluogo di provincia dove, anche sulla base delle evidenze scientifiche, si concentra la presenza del fenomeno, nonché l’investimento pregresso nel settore sulla base dell’incidenza della destinazione all’area emarginazione e povertà sul totale della spesa sociale d’ambito. Nell’atto si precisa infatti che non sono disponibili dati sulle persone senza dimora distribuiti per Comune/Ambito.

Tale riparto definisce una forbice che va dai 42 mila euro dell’ambito di Gallarate agli oltre 156 mila di Brescia.

 

Box 1 – I criteri di riparto

·         il 10% assegnato sulla base di una quota fissa per Ambito territoriale;

·         il 40% delle risorse su base capitaria (popolazione Istat al 1° gennaio 2018);

·         il 20% delle risorse ripartite su base capitaria ai soli Ambiti selezionati al cui interno insiste un Comune capoluogo di provincia (popolazione Comuni capoluogo di provincia – dati Istat al 1° gennaio 2018);

·         30% delle risorse ripartite sulla base dei dati sulla Spesa sociale dei Comuni relativa all’area Emarginazione e Povertà (Consuntivo 2016)

 

La delibera precisa inoltre che alle medesime finalità concorrono anche le risorse afferenti al PON «Inclusione» e al Programma operativo del Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD) e, in particolare, le risorse già assegnate ai Comuni capoluogo delle città metropolitane e alle Regioni per il periodo 2017-2019 mediante l’avviso pubblico n. 4 del 2016, ovvero Bergamo, Brescia e Como.

 

Le priorità e gli obiettivi regionali

Nell’allegato tecnico alla Dgr si specificano le priorità assegnate richiamando l’indicazione contenuta nell’art.5 comma 2 del D.M. n. 155 “di assicurare l’avvio o il rafforzamento, anche in via sperimentale, di interventi coerenti con le “Linee di indirizzo per il contrasto alla grave emarginazione adulta in Italia”, in cui i servizi si orientano a garantire, nell’ambito della progettazione personalizzata, un percorso di accompagnamento verso l’autonomia della persona senza dimora”.

Nello specifico gli obiettivi indicati agli ambiti rispetto all’impiego delle risorse di questa parte del Fondo povertà sono:

  • Sviluppo di modalità di intervento innovative mirate a ridurre al minimo la necessità di soluzioni di emergenza e a carattere assistenziale.
  • Attivazione di percorsi centrati sul progetto individuale al fine di sviluppare nella persona la capacità di riacquisire uno stato di benessere psico-fisico, pur in presenza di gravi condizioni di vulnerabilità sociale o problemi di salute mentale.
  • Sviluppo di interventi per l’accompagnamento all’autonomia, favorendo l’integrazione con gli altri soggetti istituzionali e le reti informali che operano in aree differenti: salute, casa, lavoro, tempo libero, ecc.
  • Costruzione di programmi orientati all’avvio e/o al consolidamento di esperienze che prevedono la messa a disposizione di servizi anche alloggiativi, attingendo risorse dal patrimonio pubblico e privato. Nel caso del patrimonio pubblico è possibile prevedere l’utilizzo anche tramite processi di valorizzazione ai sensi della l.r. n.16/2016, coinvolgendo le Aler e/o i Comuni del territorio.
  • Armonizzazione delle modalità di intervento sperimentate negli anni o in corso di sperimentazione sulla grave marginalità.

Gli ambiti eleggibili dovranno elaborare un progetto di utilizzo delle risorse assegnate, sulla base degli obiettivi sopra riportati, entro il 31 gennaio del prossimo anno e la Regione si impegna ad attivare un’azione di coordinamento, con cadenza trimestrale.

 

L’esperienza degli ambiti

La Regione richiama una rilevazione realizzata presso gli ambiti eleggibili, in merito alle esperienze in essere sul tema, da cui si evincono elementi rispetto alle caratteristiche dell’intervento sui senza dimora in Lombardia.

La tipologia più diffusa risulta quella dei servizi mensa e distribuzione viveri, seguite dalla distribuzione di indumenti e da servizi per l’igiene (docce). Altrettando diffusi, si dice, sono anche i servizi di accoglienza notturna (prevalentemente dormitori), non solo per l’emergenza freddo ma continuativi sull’intero anno e su cui risultano necessità di espansione.  Presenti anche esperienze di accoglienza diurna – centri diurni, drop in – e attività di aggancio in strada e interventi educativi professionali.

Tra gli interventi meno diffusi vi sono quelli specifici rivolti all’inserimento lavorativo e all’accoglienza abitativa di secondo livello.

Si esplicita che l’area più sprovvista risulta quella “della prima periferia milanese, il cui bisogno gravita strettamente sulla città di Milano”.