La formazione delle assistenti familiari. Poca, ma molto necessaria
Francesca PozzoliSergio PasquinelliAlessandra Crippa | 4 Febbraio 2026
Le linee guida nazionali sulla formazione delle assistenti familiari, che abbiamo illustrato e commentato qui, riportano un po’ di attenzione sul lavoro privato di cura, un’attenzione un po’ evaporata negli ultimi anni. Tema cruciale, nel contesto di un mercato del lavoro che mantiene una sua dinamicità e che richiama non solo una domanda crescente, ma sempre più consapevole delle competenze necessarie.
Con l’ultimo Report Fidaldo (vedi qui) abbiamo approfondito il tema, andando a analizzare la formazione effettivamente realizzata dalle Regioni in questo settore. Le Linee guida nazionali sono l’inizio di un percorso: la formazione professionale è materia di competenza regionale. La loro messa a terra passerà in larga misura attraverso deliberazioni regionali, sperabilmente in un’ottica di concertazione sia con le parti sociali – anche in merito alle attività già in essere da parte dell’ente bilaterale Ebincolf e la certificazione da questi rilasciata, sia con gli enti di formazione, il terzo settore e gli operatori delle politiche attive del lavoro.
Il giudizio riguardo alle linee guida nazionali è, unanimemente, positivo: un atto utile, a lungo atteso, funzionale alla qualificazione professionale del settore. Apre a una prospettiva uniforme sul territorio nazionale, di percorsi formativi omogenei e modulari, in relazione alle competenze eventualmente già acquisite sul campo (un tema che tocca ampiamente il settore). Prevede uno spettro di abilità se si vuole ambizioso, ma coerente con una domanda di assistenza che si fa via via più complessa e diversificata.
La ricognizione effettuata su sei Regioni evidenzia convergenze, ma anche elementi di differenziazione che si intendono mantenere. Questa la sintesi dell’analisi condotta.
Consistenza. In primo luogo ci pare utile portare a sintesi i dati sulle attività svolte. Quanta formazione fanno le Regioni? La tabella di seguito riportata mostra valori medi ricavati dai dati raccolti. Con la dovuta cautela legata al ristretto numero di Regioni considerate, una proiezione su scala nazionale ci porta a dire che le assistenti familiari formate ogni anno in Italia, sulla base dei corsi promossi dalle Regioni, non raggiungono le cinquemila. Una stima realistica si colloca tra 3 e 4 mila assistenti formate ogni anno, l’1% del totale1. A queste si aggiungono le assistenti familiari formate attraverso Ebincolf, con numeri elevati, ma nel complesso comunque limitati se confrontati col numero di lavoratori che operano nel settore: 413 mila con regolare contratto, più di mezzo milione senza.
Tab. 1 – Numero medio annuo di corsi di formazione realizzati e partecipanti
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Regione |
N. Corsi |
N. partecipanti |
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Friuli Venezia Giulia |
3-4 |
30-50 |
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Piemonte |
40-80 |
500-600 |
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Emilia Romagna |
60-70 |
700-1.200 |
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Toscana |
5-7 |
40-60 |
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Lazio |
8-15 |
80-100 |
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Sicilia |
n. d. |
50-80* |
*Nostra stima; gli iscritti al Registro regionale con attestato di qualifica o di frequenza ad un corso per assistente familiare sono 476.
Durata. Non sono pochi i casi che prevedono una durata relativamente lunga dei corsi (es. 240 ore in Friuli Venezia Giulia, 200 in Piemonte, 300 in Sicilia, 200 in Lazio). In alcuni casi (Friuli Venezia Giulia e Piemonte) viene chiaramente giudicata inadeguata una durata di sole 70 ore di corso, indicata dalle Linee guida: una dimensione ritenuta insufficiente. In questi casi non sembra essere presente l’intenzione di un adattamento al parametro nazionale (“almeno 70 ore”). In altri casi (la Sicilia), si prevede a breve un allineamento con una delibera in corso di approvazione.
Formazione online. Abbiamo raccolto opinioni molto diverse rispetto alla possibilità di una formazione online. Per esempio la Toscana esprime un apprezzamento e prevede fino al 100% di formazione online sincrona, per favorire la partecipazione di chi lavora e di chi abita in zone periferiche. Altre Regioni esprimono forti perplessità, con l’intenzione di continuare a limitarne l’utilizzo, soprattutto in modalità asincrona. Il Friuli Venezia Giulia esclude totalmente la possibilità di una formazione online, e ne rivendica la scelta.
Modularità. In alcuni casi è prevista una articolazione per moduli, in altri no: anche su questo vi è forte eterogeneità, ma sul valore di una formazione modulare, anche in relazione alle competenze già acquisite e a quelle di cui si ha bisogno, sembra relativamente diffuso il consenso. Regioni come il Friuli Venezia Giulia e l’Emilia Romagna già prevedono singoli moduli e una formazione sempre più personalizzata sulle singole competenze, presenti o da acquisire, approccio considerato come più incentivante. Naturalmente questo richiede sistemi di certificazione delle competenze già acquisite, ancora poco presenti.
Crediti in ingresso e in uscita. Il completamento dei corsi prevede a volte una certificazione di competenze, altre volte una qualifica riconosciuta (cfr. par. 2.2). I crediti in uscita sono previsti diffusamente, ancorché in modo diversificato: per esempio la Toscana considera il percorso per assistente familiare parte di quello per assistente di base, in Piemonte i corsi danno crediti per diventare OSS (anche a questo si deve l’intensa attività formativa rilevata in questa Regione). Più rari sono i crediti in ingresso, cosa che, come dicevamo al punto precedente, richiede un sistema di riconoscimento ancora poco diffuso. La Sicilia per esempio prevede una riduzione del 30% della durata dei corsi per chi ha svolto attività di caregiver familiare. Il collegamento della formazione con le attività di caregiver familiare è un punto sottolineato da alcuni, ma aperto a verifiche future. Mentre le Linee guida possono costituire un riferimento anche per la formazione dei caregiver familiari, rimane aperta la domanda su quanti di questi hanno effettivamente interesse a rimanere nel settore, professionalizzandosi.
Reti. Tanto più la formazione viene “collegata” (ossia, promossa, proposta, incentivata) a una rete territoriale, quanto più l’adesione ai corsi di formazione sembra incentivata. Negli ultimi anni si è rafforzato il collegamento con i Centri per l’Impiego, che possono favorire il matching domanda e offerta, con eventuali sportelli territoriali per le assistenti familiari, i servizi sociali dei Comuni. Tra le Regioni considerate, diverse (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Piemonte) stanno investendo su un collegamento tra formazione e Centri per l’Impiego, i cui quali peraltro hanno visto un potenziamento strutturale grazie al PNRR.
Per concludere, la ricognizione effettuata evidenzia elementi di convergenza ma allo stesso tempo altri su cui i percorsi formativi sono andati in direzioni diverse e su cui non sembra esserci consenso. Su tutto aleggia una questione cruciale: il livello di attrattività della formazione, ancora limitato nonostante i molti sforzi. La formazione è ancora ampiamente percepita, dalle assistenti familiari, come un costo. Per farla crescere, ci pare, serve costruire un ecosistema che le dia valore, collegando i percorsi formativi a un sistema di welfare territoriale fatto di registri/elenchi di chi si è qualificato, a loro volta funzionali a sportelli e attività di matching tra domanda e offerta, come la figura che segue rappresenta graficamente.
I registri regionali, richiamati dalla legge delega di riforma dell’assistenza agli anziani (l. 33/2023), dal decreto attuativo (29/2024, art. 38) e dalle stesse Linee guida, in realtà sono presenti in circa la metà delle Regioni italiane, mentre è nel complesso più limitato – anche se, dove presente, ritenuto cruciale – l’investimento su una rete di sportelli territoriali, solitamente afferenti agli Ambiti territoriali sociali, talvolta collegati ai Centri per l’Impiego.
Fig. 3.1 – Il circuito “virtuoso” del mercato regolato
Come già ha evidenziato il Report dello scorso anno, i registri sono strumenti che necessitano di una continua attività di alimentazione e aggiornamento, cosa che solo può essere fatta attraverso un radicamento nei territori: linea su cui hanno investito anche alcune delle Regioni qui considerate, quali l’Emilia Romagna e la Toscana. È il livello territoriale (degli Ambiti piuttosto che dei Centri per l’Impiego) quello più funzionale a gestire concretamente i registri e renderli funzionali all’incontro tra domanda e offerta di assistenza. In caso contrario essi rischiano di rimanere strumenti formali di scarsa funzionalità.
L’auspicio è pertanto che si avvii la costruzione di una governance della formazione del lavoro privato di cura, nel rispetto dei passaggi necessari e delle competenze istituzionali dei diversi attori coinvolti. Lo dobbiamo a milioni di anziani, ai milioni di loro caregiver, e a una rete di servizi pubblici ancora distante da questo mondo.