L’aumento delle diseguaglianze in tempo di pandemia


Daniela Mesini | 9 Febbraio 2021

L’emergenza da Covid-19 rappresenta una crisi epocale, “la peggiore recessione globale dalla seconda guerra mondiale”, secondo World Bank. Una crisi innanzitutto sanitaria, ma con contraccolpi impressionanti, sull’economia, l’occupazione e la società tutta. Il 2020 è stato definito l’anno della ‘paura nera’, per citare l’ultimo rapporto Censis, per sottolineare anche il senso di incertezza, precarietà e preoccupazione per il futuro, purtroppo ancora presente in questo inizio di 2021.   Con Welforum stiamo seguendo l’evoluzione della pandemia dal suo inizio e nelle ultime settimane ci siamo concentrati sul dare evidenza dei suoi primi effetti sull’acuirsi dei bisogni e delle diseguaglianze, fermamente convinti che non ne usciremo tutti uguali, perché la crisi non ha colpito come una livella, ma ha picchiato più duro su alcuni target di popolazione rispetto ad altri. Minori, giovani, donne, lavoratori, specie se precari, tra i più colpiti, in aggiunta alle categorie già fragili e a rischio quali gli anziani, i disabili e i senza fissa dimora, ulteriormente provati da questi mesi di emergenza. Il presente Punto raccoglie e sistematizza sette articoli dei ricercatori Irs proprio su questi temi.   Il primo articolo Più poveri e tanto più diseguali introduce il dossier, fornendo una panoramica generale del fenomeno sia a livello globale che nazionale ed evidenziando una drastica impennata della povertà, non solo economica, ma anche alimentare, educativa ed un preoccupante scivolamento del ceto medio. Tra gli effetti più significativi, quelli sul mercato del lavoro.   La chiusura delle attività produttive non essenziali ha indubbiamente comportato una contrazione dei redditi da lavoro e di conseguenza dei consumi, con un crollo significativo del PIL. Diminuzione dell’occupazione e delle ore lavorate hanno rappresentato le conseguenze principali dell’epidemia sul mercato del lavoro, seppur distribuite in maniera diseguale tra lavoratori e tra settori economici. È di questo che ci parla Manuela Samek nel suo articolo, sottolineando anche come le tante misure tamponatorie e categoriali introdotte dal Governo in questa fase (CIG, blocco dei licenziamenti, bonus, ecc.) abbiano contribuito ad aumentare le diseguaglianze tra lavoratori protetti e non, per certi versi congelando la struttura produttiva ed occupazionale, e solo posticipando picchi di licenziamenti ed incremento della disoccupazione. Tra i lavoratori più colpiti quelli con contratto a tempo determinato, specie se vicini alla scadenza, i lavoratori con basse qualifiche, caratterizzate da un più difficile ricorso allo smart working, i lavoratori autonomi, atipici, stagionali ed anche i giovani. La situazione dei giovani tra i 20 e i 34 anni, non particolarmente rosea in considerazione della già elevata percentuale di NEET in Italia nel periodo pre-Covid, appare ora decisamente preoccupante in quanto rappresentano la coorte in cui si concentra la più alta incidenza di lavoratori occasionali, scarsamente retribuiti e impiegati nei settori più colpiti e meno tutelati dalla crisi, quali quello turistico, della ristorazione o dello spettacolo.   Ma anche la situazione delle donne non è tranquillizzante. Sappiamo bene che la disuguaglianza di genere esiste da ben prima del Covid, ma Daniela Oliva nel suo articolo parla di Pink-Collar recession per sottolineare come questa crisi abbia avuto un impatto ben maggiore sull’occupazione e le prospettive di impiego delle lavoratrici rispetto ai lavoratori di sesso maschile. Il 55% dei posti di lavoro persi a causa del Covid riguarda appunto le donne, specie per concentrazione femminile nei servizi e nel lavoro domestico e di cura alle famiglie, settori questi che più di altri hanno subito gli effetti della pandemia. A questo si aggiunga il fatto che la sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole è gravata prevalentemente sulle donne, aumentandone significativamente il carico familiare.   Altro tema di genere da porre in evidenza ed affrontato da Daniela Loi e Flavia Pesce nel loro articolo è quello della violenza domestica, esplosa a causa del confinamento forzato. Le statistiche hanno evidenziato tra inizio marzo e metà aprile 2020 un’impennata nelle chiamate al numero verde antiviolenza ed un aumento di ben il 59% delle vittime che hanno richiesto aiuto rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo fenomeno è stato addirittura definito dalle Nazioni Unite “pandemia ombra”, proprio per sottolinearne l’impatto devastante, sia dal punto di vista dimensionale che per le conseguenze ad esso correlate.   Veniamo alle diseguaglianze dei bambini e dei ragazzi. Rispetto alla povertà economica Save the Children ha stimato oltre 110 milioni di minori in più a rischio povertà nel 2020 a livello globale ed un milione di minori in più in povertà assoluta nel nostro paese, il doppio rispetto al 2019. Nel suo contributo Cecilia Guidetti riprende e sviluppa questo tema, concentrandosi sull’acuirsi dei bisogni dei minori e delle loro famiglie. Innanzitutto la pandemia ha aumentato il divario, già significativo, riguardo le opportunità di accesso all’istruzione (per disponibilità di connessioni e strumenti informatici, di spazi adeguati, di possibilità di supporto da parte dei genitori, specie per i più piccoli) ed ha indubbiamente acuito la povertà educativa e la dispersione scolastica, soprattutto tra gli adolescenti. Inoltre, diverse analisi hanno già evidenziato come l’isolamento forzato, il distanziamento sociale e relazionale stiano provocando impatti significativi anche sulla salute psico-fisica dei ragazzi, sul loro senso di disorientamento e di insicurezza verso il futuro.   Una doverosa attenzione va anche all’acuirsi delle fragilità di chi già era fragile prima dell’emergenza sanitaria. Pensiamo innanzitutto agli anziani e ai disabili che, come dicono bene Sergio Pasquinelli e Claudio Castegnaro nel loro articolo hanno visto drammaticamente peggiorare le loro condizioni di salute e di vita. E non solo per l’elevata incidenza della mortalità tra gli over 80-enni, ma anche per via dell’isolamento forzato, il venir meno delle relazioni e della possibilità di accesso ai servizi, con conseguente aggravio dei carichi di cura dei care-giver familiari.   Infine, l’impatto della pandemia è stato drammatico e significativo anche per chi una casa non ce l’ha, come i senza fissa dimora, tra i gruppi sociali più vulnerabili e maggiormente esposti ai rischi di contagio, in considerazione delle loro condizioni di vita, sicuramente peggiorate dall’emergenza freddo degli ultimi mesi. Eleonora Gnan nel suo articolo, che chiude la rassegna di questo Punto, approfondisce gli effetti della pandemia su questo target di popolazione, evidenziando anche come i servizi rivolti al contrasto della grave marginalità, quali i dormitori e le strutture di accoglienza, abbiano giocoforza dovuto riorganizzare velocemente i propri spazi e le tempistiche di apertura per garantire il maggior distanziamento fisico imposto dall’emergenza sanitaria.   Questi i primi fermo immagine di una situazione che in meno di un anno ha stravolto le vite di tutti, di alcuni più di altri, e che con Welforum continueremo ad osservare e a commentare nel corso dei prossimi mesi.