Un Progetto di vita per tutti


Sergio Pasquinelli | 14 Settembre 2026

I Progetti di vita indipendente sono il fulcro della riforma riguardante le persone con disabilità (d. lgs. 62/2024). Parliamo di un approccio che punta – con ambizione – a cambiare la postura tradizionale del servizio pubblico: tu-mi-chiedi-io-ti-do. Secondo una modalità personalizzata e partecipata, diretta a realizzare gli obiettivi della persona con disabilità secondo i suoi desideri, le sue aspettative, le sue scelte. La distanza dal paradigma assistenziale, passivizzante, è netta. La spiega bene Giovanni Merlo: “Il Progetto di vita non è uno strumento neutro, destinato, ad esempio, a perseguire la ‘sola’ integrazione sociosanitaria o ad un generico uso più efficiente delle risorse disponibili. Il suo orizzonte culturale e politico è quello della promozione dell’inclusione sociale, ovvero della partecipazione alla vita sociale su base di uguaglianza con gli altri”1.

Mi chiedo: ma perché un approccio simile non riguarda molte altre condizioni di svantaggio, di fragilità? Perché non parliamo dei Progetti di vita delle persone con dipendenze? Nella salute mentale? Delle persone in condizioni di povertà? Dei minori? Nel sostegno alla genitorialità? Dei migranti sotto protezione? E anche degli anziani non autosufficienti? Certo, in alcuni casi qualcosa di simile viene praticato, come nel caso dei beneficiari dell’assegno di inclusione, i quali possono essere “presi in carico” e coinvolti in programmi di formazione, inserimento lavorativo, utilità collettiva. E ancora, la sua declinazione andrebbe poi orientata in molti casi in base a un “patto” che riguarda non solo obiettivi e desideri, ma anche impegni e responsabilità.

Ma è evidente che siamo ancora lontani dall’abbracciare questo approccio in ambiti diversi dalla disabilità, perché siamo ancora dentro un setting prevalentemente prestazionale: più facile, più comodo.

Oggi sperimentato in venti province italiane, dall’anno prossimo dovrebbe estendersi su tutto il territorio nazionale. A quel punto, essendo livello essenziale (Leps), diventerà esigibile da parte di tutte le persone con disabilità, con un impatto enorme sull’organizzazione dei servizi sociali e sociosanitari, di cui sembra esserci scarsa consapevolezza. È vero, manca una valutazione seria e indipendente di questo strumento, dei suoi effetti netti sul benessere delle persone, delle dinamiche che innesca. Ma è indubbio che si tratta di una strada esigente in termini di dotazione e di competenze degli operatori, su cui sono in corso vari interventi formativi, perché il cambiamento di approccio chiede di superare atteggiamenti di pura richiesta, e di pura erogazione, ancora largamente diffusi.

Molte testimonianze ci parlano infatti di una propensione variabile delle famiglie ad aderire, di una certa resistenza a partecipare (vedi Claudio Castegnaro qui). Dinamiche che hanno segnato, peraltro, anche i progetti sul “Dopo di noi” (l. 112/2016), con un’adesione inferiore alle attese, e la difficoltà delle Regioni a spendere le risorse stanziate. La farraginosità nelle procedure di accesso, la moltiplicazione e frammentazione dei passaggi da superare, la percezione di una eccessiva complessità a fronte dei benefici possibili allontanano il pubblico potenziale.

Tutto questo richiede capacità organizzative e professionali robuste. Tanto più se il cambiamento di paradigma si riduce ad essere una questione monetaria, un tira e molla su come i “budget di progetto” vanno costruiti, di cui Maurizio Motta ha ben evidenziato le molte ambivalenze qui. Il nuovo Piano nazionale per la non autosufficienza, peraltro, destina ai Progetti di vita una cifra irrisoria (14,6 milioni all’anno). Il che non aiuta.

Insomma, la strada non è per nulla facile, ma promettente. Chiede sforzi da parte delle istituzioni, degli operatori, delle famiglie. Ma è la via per affrancarsi finalmente dal paradigma che ha segnato il welfare nel secolo scorso.

  1. G. Merlo, Il Progetto di vita è uno solo e ne è titolare la persona con disabilità, in “Superando”, 9 settembre 2026.